Parma, 8 marzo 2010 – Dare aiuto 24 ore su 24, attraverso un servizio di reperibilità sociale e di pronta accoglienza residenziale. La Provincia insieme a 42 comuni del Parmense hanno voluto compiere un atto significativo per le donne in questo 8 marzo 2010: aumentare il sostegno a quelle che subiscono violenza con un servizio di reperibilità sociale 24 ore su 24 e un servizio di pronta accoglienza residenziale.
Questa mattina in Provincia è stato il presidente Vincenzo Bernazzoli ad apporre la sua firma sul protocollo d’intesa che formalizza l’istituzione di questo servizio. A siglare con lui il documento i rappresentanti dei distretti sud - est Lara Albanese, assessore alle Pari opportunità del comune di Langhirano, Marilena Pinazzini, assessore ai servizi sociali di Fidenza per il distretto omonimo, Maria Cattani, sindaco di Terenzo per la Comunità delle valli del Taro e Ceno.
“ Interveniamo su un tema di grande e stringente attualità. Ci piacerebbe poter dire fra un anno che nessuno ha avuto bisogno di questo servizio ma sappiamo che la realtà non è così – ha detto Marcella Saccani presentando l’iniziativa – Più aumenta la libertà delle donne, più aumenta l’aggressività e la violenza contro le donne. Progetti come questo costituiscono piccoli pezzi di un percorso con il quale cerchiamo di rimuovere questa odiosa condizione di privazione della loro libertà e identità”.
Il progetto, realizzato con un investimento di 39mila euro, nasce dalla collaborazione e integrazione tra i soggetti della rete attivata a tutela delle donne vittime di violenza. Molti dei protagonisti di questo lavoro erano presenti oggi all’incontro: rappresentanti della Prefettura, Questura, Carabinieri, Aziende sanitarie, Polizie Municipali. Proprio dagli operatori sul campo è emersa la necessità di un servizio che potesse coprire le ventiquattro ore per rispondere tempestivamente alle richieste delle donne vittime di violenza che chiedono aiuto.
“Con questa firma intendiamo confermare la volontà di sostenere una rete molto ampia, di operatori e forze dell’ordine, realizzata per dare un sostegno alle vittime di violenza. Siamo qui per inserirci in questa progettualità” ha spiegato Pinazzini.
“Oggi insieme diamo una risposta fattiva ad un bisogno. Nel nostro territorio poter contare su un servizio come questo è davvero importante” ha sottolineato Cattani.
“E’ un servizio importante per il territorio e per noi un riconoscimento della nostra specificità – ha detto Samuela Frigeri presidente del Centro Antiviolenza di Parma – E’ inoltre la formalizzazione di un rapporto che da tempo abbiamo con i comuni attraverso gli sportelli a supporto delle donne che la nostra associazione gestisce”.
“ Sul tema della violenza contro le donne, scontiamo una grande arretratezza culturale e per troppo tempo non abbiamo visto in faccia la realtà – ha dichiarato Bernazzoli - E’ necessario tenere alta l’attenzione e fare un lavoro di squadra. Proprio per questo è un atto importante che tutto il territorio si sia coordinato e stia compiendo un percorso di cui questo servizio è una tappa significativa”.
Anche l’on. Carmen Motta, intervenuta all’incontro, ha sottolineato come di violenza si parli solo di fronte a fatti eclatanti, “ma noi sappiamo – ha detto Motta - che nel silenzio della quotidianità ne accadono tante. Questo servizio straordinario va nella direzione di intervenire e supportare le vittime, perché la solitudine delle donne che vivono questi problemi è un fatto reale”.
Servizio d’emergenza e aiuto
Gestito dal Centro Antiviolenza di Parma, il servizio di reperibilità sociale, è attivo negli orari in cui i servizi sul territorio sono chiusi, allargando le prestazioni e permettendo di svolgerle sulle 24 ore. Dal lunedì al giovedì dalle 18 alle 8, il venerdì dalle 14 e per tutto il fine settimana, basterà una chiamata delle forze dell’ordine e degli ospedali del territorio per attivare gli operatori sociali e i volontari in casi di violenza sulle donne.
A questo servizio si affianca, nei casi in cui ne sia valutata la necessità, il servizio di pronta accoglienza residenziale con il quale gli operatori trovano per la vittima un rifugio temporaneo in modo da affrontare l’emergenza. Pensato in particolare per gli orari notturni e nei giorni festivi, il servizio attivo 24 ore su 24 viene attivato dai servizi sociali dei 42 Comuni e dall’equipe di reperibilità.
Il progetto , rivolte alle donne residenti nei Comuni aderenti, sarà sperimentato per più di un anno, dall’8 marzo fino al 31 marzo 2011.
La situazione nel Parmense
Nella nostra provincia, nel 2008, le Forze dell’Ordine hanno raccolto 92 denunce per reati contro la persona in danno di donne, 20 in più dell’anno precedente. Ed è solo la punta dell’iceberg perché, com’è noto, i crimini di violenza vengono denunciati in minima parte: solo il 6,1% delle violenze fisiche agite dal partner arriva sui tavoli delle forze dell’ordine e solo il 7,6% se perpetrate da altri. La violenza attraversa tutti gli strati sociali, tutte le età e nazionalità, e accade inesorabilmente più di frequente all’interno delle mura domestiche che fuori.
I dati regionali
Nel panorama delle regioni, l’Emilia Romagna registra valori molto superiori alla media, sia per le violenze fisiche che sessuali. Nella nostra Regione il 38,2% delle donne hanno subito violenza fisica/sessuale (circa 600 mila donne) mentre la media nazionale è stimata al 31,9% (Istat 2009). I dati Istat regionali dimostrano che il rischio di subire una violenza fisica è maggiore nei rapporti d’intimità. I principali autori sono conosciuti dalla vittima (74,4%), il più delle volte sono ex partner (60%). Questi ultimi sono anche i più recidivi (62,4%).
In Emilia Romagna le donne vittime di violenza sono soprattutto quelle dai 25 ai 34 anni (53,9% contro la media nazionale del 38,2%). Il rischio di violenza aumenta anche con il livello di scolarità e di professione: le donne laureate hanno un tasso di vittimizzazione del 53% mentre per il 55% le vittime sono dirigenti o libere professioniste. E sono le donne separate/divorziate quelle che per il 72,2% subiscono maggiori violenze. Una lettura dei dati che prenda in considerazione la variabile emancipazione femminile ci fa dire che c’è una correlazione tra emancipazione e violenza. Ovvero, nelle regioni dove è maggiore l’emancipazione femminile sono maggiori il tasso di riconoscimento e di definizione della violenza in quanto tale, così come la disponibilità a parlare con un’intervistatrice di quanto subito. Non è così però purtroppo per quanto riguarda la denuncia, indistintamente in ogni parte d’Italia, le donne denunciano poco e senza particolari differenziazioni regionali (i dati regionali commentati sono tratti dal Quaderno Città Sicure n. 35 “Violenza di genere e Sicurezza delle donne in Emilia Romagna”).